GLI EVENTI NON SERVONO A NIENTE?

Editoriale
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Ho un’avversione profonda per le frasi che iniziano con il concetto: “X non serve proprio a niente”, dove X sostituisce, solitamente, entità ritenute universalmente poco utili e proficue. Un esempio su tutti: la filosofia e gli studi umanistici in generale, ma anche altre materie scolastiche scientifiche, come la geometria (quando mai, nella vita, mi servirà sapere calcolare il volume di un tronco di cono? Si chiede, da generazioni, lo studente annoiato).

Noi di mestiere facciamo eventi, e gli eventi sono tra i migliori candidati per diventare la X di cui sopra. L’evento, per l’imprenditore che non porta a casa il contatto da monetizzare, è decisamente inutile: non fa business, non fa cassetto, non è ritenuto posizionante.

In un’ottica di concretezza, l’evento è come uno specchietto luccicante che non sai mai da che parte direzionare per catturare la luce giusta.

Questo è un limite, ma - come dicono quelli bravi - è anche un’opportunità.

Egidio mi fornisce un bonus “discorso culturale noioso” al mese, e ne approfitto per giocarmi il jolly di febbraio dicendo che nella frase “gli eventi non servono a niente” è il verbo servire ad essere sbagliato e fuori fuoco. Servire significa “essere schiavo, o servo, di qualcuno”, e non è certo il verbo che noi vogliamo vedere gravitare intorno ai nostri eventi.

Intorno ai nostri eventi vogliamo vedere persone interessanti, progetti divergenti, idee che poi vengono messe a terra e diventano - questo sì - cose concrete e occasioni di business.

Gli eventi non sono molto diversi dai pranzi e dalle cene di cui sono punteggiate le puntate della serie tv Mad Men, gli uomini (matti) di Madison Avenue. Facciamone un discorso numerico: in quante puntate si vedono Don Draper e il suo team lavorare a una campagna pubblicitaria e in quante, invece, si vedono le stesse persone bere Old Fashioned nei locali di Manhattan?

Il duro lavoro c’è, sempre - con buona pace di chi, negli eventi, vede solo fuffa - ma il risultato (l’output) è la direzione che fai prendere alla luce con il tuo specchietto. Oggi, e ne siamo convinti, Don Draper invece di portare clienti e partner al Grand Central Oyster Bar, organizzerebbe eventi come i nostri.

Tutto questo Ping - agenzia digitale con base a Magenta (ovest Milano) lo ha capito. E la notizia del mese è che abbiamo iniziato una partnership con loro per moltiplicare le occasioni, le idee e gli specchi.

Non ci sono i sigari, né l’Old Fashioned (noi millennial spingiamo in questo senso, è la gen Z che ci ostacola, sia messo agli atti), ma gli eventi Divergens+Ping prendono tutto il bello e il creativo dei Mad Men e lo proiettano nel contesto del 2026, senza troppe menate e, soprattutto, senza avere paura di sbagliare.

Se vi sembra poco.

Camilla Garavaglia
Camilla Garavaglia

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