I VERMI SUCCHIACERVELLO, I LUOGHI CHE CI COLTIVANO E L'ARTE DI PRENDERCI IN GIRO.

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Rieccoci. Per la settima puntata, l’ultima. 
Partita un mese e mezzo fa, questa newsletter è letteralmente volata, come nei migliori flow. 
E la sapete una cosa? Non è stata un'idea mia. O meglio, da tempo volevo lanciarne una, ma procrastinavo che nonhotempo e forsepiùavanti e dichescrivo e comenescrivo. 
Ma come sempre, quando arrivano dei Partner in Crime a spingerti: “lanciala, subito!” (Grazie Joe, grazie Chiara-San, grazie Giò), tutto cambia.
Ha pure scatenato effetti collaterali inaspettati, tra cui Mika che è diventata la vera star di ogni puntata. 
C’è chi m’ha scritto: “quando arriva la nuova puntata della newsletter di Mika?” 
Credo che un sacco di gente la apra solo per scorrere fino alla sua vignetta. Mi toccherà cercarle un agente per celebrità canine...


Ma ora bando alle ciance. Sono rimaste un bel po’ di cose in ballo: la guerra alle distrazioni, i ganci inconsci per tonificare la creatività, e gli indizi per capire i luoghi adatti a noi. Ah sì, e l’importanza dell’autoironia.

Spostiamoci a Berlino, negli anni ’20 del Novecento, quasi cent’anni fa...

Bluma e la memoria dei baristi

Una giovane studentessa russa sta studiando psicologia nei vivaci caffè presso l’università, e nota una cosa curiosa: i baristi sono abilissimi a ricordare i conti non pagati, ma dimenticavano subito quelli saldati. Incuriosita, decide di imbastire un esperimento.
Lei si chiama Bluma Zeigarnik. Non può saperlo, ma sta per scoprire un effetto psicologico che cambierà il futuro di miliardi di persone.


Insieme al suo professore e mentore Kurt Lewin (vero luminare dell’epoca), coinvolse 138 persone, a cui vennero affidati compiti che stimolavano la mente: rompicapi, costruzioni, disegni.
Alcuni compiti venivano portati a termine. Altri venivano interrotti a metà da Bluma e Kurt.
Il risultato? 
I partecipanti ricordavano MOLTO meglio i compiti incompleti, anche più avanti nel tempo. Anzi, spesso tornavano a pensarci: faticavano a toglierseli dalla mente!

Ecco l’effetto Zeigarnik: le attività non portate a termine ci tornano alla mente molto più facilmente di quelle concluse.

Perché?
Perché l’interruzione del compito crea una tensione mentale che scalpita finché l’attività non viene ripresa e terminata. Il cervello la tiene in memoria per chiuderla al più presto. 
Il che era utile secoli o millenni, fa quando le incombenze erano poche.
Ma oggi? 

Qualcuno magari starà pensando: “Ecco perché vado in sbattimento così facilmente! Ogni giorno ho quintali di attività da svolgere, e la maggior parte devo posticiparle. Maledetto effetto Zeigarnik! Come vorrei estirparmelo dal cervello e stare un po’ in pace…”
No, non possiamo estirparcelo. 
Però posso darvi una notizia tremenda e una salvifica.

Partiamo dalla tremenda.

Vermi succhiacervello

Le notifiche dei nostri smartphone e pc sono progettate e disegnate per sfruttare l’effetto Zeigarnik.
In particolare, è il motivo per cui hanno la forma di messaggi “tagliati” (quindi parziali) che appaiono per qualche secondo, o allarmistici pallini rossi.
È lo Zeigarnik-design: realizzato per mantenere quello stimolo in 1° piano, come una finestra mentale sempre aperta.
Il badge rosso, in particolare, è una sirena diabolica che rafforza lo Zeigarnik dentro il cervello. Come un verme solitario mentale, che divora la concentrazione.

Non a caso, la maggior parte degli utenti risponde al badge rosso ENTRO 3 MINUTI, più che altro per chiuderlo.
Ogni volta che lo facciamo, nutriamo il nostro vermone nel cervello.
Pensateci, quando un’app vi chiede…
“Vuoi tenere aperte le notifiche per i nostri FANTASTICI messaggi?”

L’altro giorno, a un corso sui social media un manager ha confessato ai colleghi “io ogni volta che vedo una notifica devo chiuderla subito, devo far sparire il pallino!” 
Lo intendeva come fosse un  gioco innocuo stile Pac-Man: se-appare-il-pallocchio-rosso-lo-apro-e-me-lo-mangio”, e lo diceva sorridendo, divertito, al che tutta l’aula rise con lui (interessante l’età: avrà avuto tra i 50 e i 60 anni). 
La cosa mi ha perturbato.

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