NON POSSO FARCI NIENTE. O FORSE SÌ.

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Treno. Sto tornando dal Festival Passaggi di Fano, dopo una corsa all’alba accompagnato da Andrea Laszlo De Simone in cuffia (volete innaffiarvi l’anima con un distillato di stelle? Ascoltate Fiore mio, tipo subito) e dopo aver presentato l’ultimo libro davanti persone sorridenti e curiose come gatti.

Sono un ragazzo fortunato, certi giorni.

Ergo non vedo l’ora di riprendere il nostro discorso sul diario del flow introdotto la scorsa puntata, per capire migliorare il modo in cui lavoriamo.
Dopo decine di corsi, evidenze emerse da centinaia di persone, e pure esperienze personali in merito, sono convinto che la maggior parte delle volte che un lavoro, un’azienda o un progetto non ci piacciono, possiamo fare diverse cose per cambiarlo. Quasi sempre, più di quanto pensiamo. 

Come si dice in gergo tra formatori: spesso la nostra sfera di influenza è più ampia di quanto crediamo.

 

Under Pressure, Under Control

Rockfeller University, New York, 1968. 
Un ventottenne psicologo sperimentale, Jay Weiss, sta per fare una scoperta importante su come affrontare ambienti ansiogeni e stressanti.
Sottopose dei topi a piccoli shock elettrici (poveri topini, sempre loro...), ma con una variabile importante: un gruppo di roditori riceveva shock improvvisi e casuali.
L’altro gruppo, prima degli shock, riceveva un segnale di preavviso, come una luce o un suono, oppure poteva premere una leva e diminuire lo shock.

Ovviamente, i ratti che ricevevano uno stimolo di preavviso o avevano la leva mostravano meno segni di stress: la sensazione di controllo riduceva la morsa di ansia e stress.
Ma attenzione: chi riceveva segnali di preavviso o poteva azionare la leva, provava meno stress anche se le scariche erano più intense.
In ricerche successive, si capì che anche noi umani funzioniamo così.
Tutti viviamo scadenze difficili, problemi da risolvere, scazzi e incomprensioni con altre persone. Ma non è livello di difficoltà a renderci più o meno stressati. È la sensazione di NON poter influenzare quanto sta accadendo a pompare stress.
Riprendendo un concetto del diario del flow, gli sbattimenti insofferenti ad alto coinvolgimento possono cambiare volto e diventare persino stimolanti, se sentiamo di avere un’influenza sul loro esito. L’ansia e lo stress non sono sempre nemici del flow, spesso lo abilitano. Un po’ di ansia, se non è cronica, ci flirta pure col flow.
Ok.
Ma come cavolo facciamo a sentire questa influenza?

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