DECOSTRUIRE IL POTERE CON LA FORZA DELL’IRONIA.

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È  una serata diversa dal solito format di Wake Up Impact Repeat che è giunto ormai alla sua sesta data presso Apres Coup: l’evento si svolge infatti attorno alla presentazione del libro di Alice Siracusano “Il senso del potere” mixandosi con lo spettacolo di Elisa Maria Bottiglieri  “My Many Mistakes” il tutto accompagnato dalle musiche di Elianto.

L'argomento principale è stato quindi l’errore raccontato con ironia per sviluppare il tema del potere. Il libro di Alice infatti è un percorso nella sua vita personale e professionale durante il quale ha cercato di decostruire e ricostruire il suo personale senso del potere, in questo percorso “mi sono resa conto che applicavo il potere personale e professionale seguendo alcuni schemi che però erano stati dettati da altri che possiamo definire bias del potere” questi stessi bias però sono spesso errori ricorrenti in cui molti di noi cadono.

La prima storia è quella di Flavia Busti che ci racconta di una sua, ormai conclusa, relazione tossica con una capa per la quale ha lavorato all’interno di un’associazione non profit. La relazione di lavoro inizia con delle promesse mai mantenute e piano piano porta con sé delle red flag lungo il percorso creando, in pochi mesi, un ambiente di lavoro decisamente poco salubre. Trattenuta dall’impegno professionale e dalla mission del progetto che sente molto a cuore, rimane in questo ambiente circa sei mesi arrivando sino al burnout. Ripensando a quel periodo Flavia aggiunge “è stata sicuramente un’esperienza negativa da cui sono però riuscita a trarre dei buoni insegnamenti per trasformarla in un’occasione di crescita” dove ha quindi imparato a porre dei limiti, per comprendere quale modello di leadership non vorrà mai rappresentare e per riuscire a lasciare andare certe situazioni in cui sentiamo il dovere di “tenere duro”.

Tramite l’interpretazione della storia di Alice troviamo quindi al suo interno il bias come potere sotto forma di autonomia e indipendenza che, a volte, ci illude di avere del potere nella gestione della situazione. 

Segue la storia di Anna Acquistapace che ci racconta quello che definisce “un racconto di pancia, la storia del mio parto”, il suo travaglio in pieno lockdown in ospedale da sola. Anna, infatti, decide di rinunciare all’epidurale per non occupare l’anestesista molto preso dai casi di Covid nella stessa struttura, cercando anche di rientrare nella figura della madre che si immola e decide di partorire con dolore. Ancora oggi Anna si chiede quanto il suo non aver insistito nella richiesta di anestesia sia il frutto di un condizionamento sociale perché “se a partorire fossero gli uomini ci sarebbe un esercito di anestesisti a disposizione” ma nonostante questo, il dolore è stato dimenticato e Anna ha avuto un altro figlio. 

Anche in questo caso l’interpretazione della storia da parte di Alice è preziosa, anche perché il legame lavorativo e di amicizia che le lega ha reso quel giorno un’emozione anche per lei. I bias di cui ci parla Alice nel suo libro sono infatti proprio i condizionamenti sociali che ci fanno credere in qualcosa e in questo caso anche chiedere e ottenere l’epidurale è potere. In questa storia si aggira furtivo il bias del controllo secondo il quale il potere è appunto l’avere il controllo e poter decidere per sé.

La terza storia è quella di Paola Vinci, startupper aspirante imprenditrice che si occupa di sostenibilità. Al momento del lancio della sua startup, entrando nel mondo della partita iva si rende presto conto che spesso porta con sé grosse complicazioni. Nel gennaio 2022 inizia a lavorare per un’agenzia senza però aver potuto firmare un contratto e senza ricevere di conseguenza uno stipendio nonostante i suoi grandi successi. Cercando di rivendicare i suoi diritti, trova però una porta chiusa ottenendo solo una vittoria parziale. Si trova così a negoziare con tre uomini che invece di guardare i suoi risultati degli ultimi mesi denigrano la sua figura professionale e personale chiamandola “figlia di papà viziata”, con contorno di insulti sessisti e fisici. Oggi però ci racconta “mi sento libera e coraggiosa per essere riuscita a liberarmi e anche per essere qui stasera a condividerla con voi”

Anche Elisa Maria Bottiglieri ci racconta qualcosa di sé, in particolare della sua tendenza a dare dei giudizi molto netti alle persone sia estremamente positivi o negativi, spesso però dovendosi ricredere molto presto. In particolare, un professore che stimava molto ha osato appoggiare la sua mano laddove non dovrebbe stare, poi una regista molto sicura di sé e ambiziosa alla quale si affeziona ma che negli anni si è rivelata essere una persona cattiva come tutti la definivano e poi ancora un regista che dopo anni di lavoro assieme le fa un’offerta decisamente inappropriata. Elisa ha così imparato piano piano a scostarsi un po’ e a cercare di suddividere l’affetto dal mondo del lavoro.


Gli ultimi due racconti parlano quindi di soldi e di uomini portandoci al padre di tutti i bias. Il potere nasce infatti nel mondo maschile anche se poi, piano piano, le donne hanno cercato di riprendersi il loro potere per occupare il loro spazio nella società ma forse non abbiamo avuto il tempo per capire come noi vogliamo abitare questo spazio di potere. La chiave è riuscire a guardarsi dentro in vari modi, in questa serata tramite l’ironia che ci allontana da noi stessi e ci fa vedere più chiaramente chi siamo permettendoci di riflettere su cos’è per noi il potere.

Valentina Gorlero
Valentina Gorlero

Contributor, Divergens

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