L’iperscelta dei supermercati di vita
Come abbiamo visto nella prima puntata, convincersi di avere un unico destino marchiato sottopelle è solitamente una menzogna, che ci fa cadere nella preclusione dell’identità.
Invece di seguire una stella polare che ci rispecchi tutta l’esistenza, la maggior parte di noi può cercare più stelle, creando la propria costellazione di vita.
Quindi possiamo chiederci: cosa mi interessa e mi rappresenta in questo periodo della mia vita, che posso realisticamente perseguire e mettere in pratica?
In questa puntata capiamo perché tante scelte sono così subdole, e quali sono gli indizi nel prendere una decisione per noi buona, che ci rappresenta.
Conoscete l’esperimento delle stampe di Monet?
L’esperimento delle stampe di Monet
Lo psicologo Daniel Gilbert è noto soprattutto per i suoi studi sull’affective forecasting, cioè la nostra capacità, solitamente pessima, di prevedere come ci sentiremo in futuro. In buona sostanza, anche se crediamo di conoscerci bene, immaginiamo il nostro domani in modo meravigliosamente distorto.
Siamo molto bravi a sopravvalutare la durata del dolore, sottovalutare la nostra capacità di adattamento, e pensiamo che una singola scelta cambi tutto molto più di quanto poi accada.

Io mi ci ritrovo alla grande, nel 2009 pensavo di continuo: “Non sono riuscito nella musica, quanti anni ci metterò a rifarmi una vita? Non riuscirò mai ad adattarmi a fare altro! E la scelta di vivere a Milano? Cambierà tutto, e non in meglio. Mon dieu, è la fine…”
No, caro Giulio del passato, non ci hai messo anni a rifarti una vita, ti sei adattato nelle nuove vesti di social media manager prima, di formatore poi. E sì, vivere a Milano cambiò diverse cose, ma non così tante, e alcune in meglio.
Provate a pensarci: quante volte avete pensato che un fallimento o un cambio di vita fossero inesorabili e tremendi, e poi… cos’è successo? Partite dai cambi scolastici se siete giovani. Io ho iniziato a rimuginare alla fine cosmica dopo la bocciatura in 3° liceo, che avrebbe infangato per sempre il mio nome. Ma per piacere! Semmai è servita a insegnarmi un sacco di cose.
Ricordiamocelo, e prendiamoci anche un po’ in giro. L’autoironia è un ottimo ansiolitico, a giusti dosaggi riduce la visione apocalittica dei giorni futuri. Ce l’abbiamo tutti in dotazione, e se fatichiamo a riattivarla perché ci prendiamo troppo sul serio andiamo a caccia di stupore. Come? Lo vedremo nelle prossime puntate. Scusatemi, ogni tanto tendo a divagare. Torniamo alle stampe di Monet.
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L'IPERSCELTA DEI SUPERMERCATI DI VITA. " />