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Intervista a Beatrice Vigoni, artista e fondatrice di CryptoMaDonneIntervista a Beatrice Vigoni, artista e fondatrice di CryptoMaDonne

Beatrice Vigoni è un'artista contemporanea, laureata in Pittura all'Accademia di Belle Arti di Brera e fondatrice del progetto CryptoMaDonne, nato nel 2021 come collectible NFT e diventato nel tempo una ricerca artistica che si esprime mediante pittura, street art, installazioni e arte pubblica. Attraverso la rappresentazione di figure femminili, unisce iconografia sacra, linguaggio digitale e cultura contemporanea, trasformando un simbolo tradizionale in uno spazio aperto di riflessione sull'identità femminile, sull'inclusività e sul significato delle immagini nel nostro tempo.

Camilla: Non possiamo che partire dal nome del progetto: CryptoMaDonne. Da dove nasce?

Beatrice: "Crypto" rimanda ovviamente al mondo digitale e alle criptovalute, come collegamento alle origini del progetto NFT, ma etimologicamente cripto, come prefisso, significa proprio "celato", "nascosto". Mentre “Madonna” significa “mia donna,” un titolo d’onore usato anticamente per rivolgersi ad una donna. La comprensione delle sfumature del nome del progetto aiuta a capire cosa siano veramente le CryptoMaDonne: l'essenza, variegata, che si cela dietro alle donne. La matrice grafica è quella della Madonna (in particolare del Masaccio dipinta nella pala "Sant'Anna Metterza") perché è considerata, nella nostra cultura, un riferimento morale molto preciso. Un simbolo potentissimo raccontato attraverso una prospettiva limitante: la maternità, la purezza, la devozione, la famiglia.

Io sentivo il bisogno di sovvertire quella narrazione. Non per negarla, ma per allargarla. Le donne sono molto più di un unico modello. Credo che, ancora oggi, anche quando non viene detto esplicitamente, continuino a esistere aspettative e canoni entro cui ci si aspetta che debbano rientrare. È da questa riflessione che nasce il progetto.

Camilla: A un certo punto hai portato queste figure fuori dalle gallerie e dagli schermi, facendole arrivare sui muri delle città. Che cosa succede a un simbolo quando cambia contesto?

Beatrice: Potrebbe cambiare l'essenza stessa del simbolo. Ogni simbolo nasce in un luogo che gli attribuisce regole, interpretazioni e codici. Se lo trasponi fuori dai suoi contesti, il significato non è più controllabile. Le persone iniziano a leggerlo attraverso la propria esperienza, diventa cultura popolare. È la cosa che mi ha fatto riflettere e allo stesso tempo mi ha affascinata moltissimo!

Tempo fa avevo pubblicato un reel dopo che Monsignor Laterza aveva affermato “Maria era la donna più libera del mondo perché ha saputo obbedire”. Nel mio intervento volevo dire esattamente questo: quella frase, fuori dal contesto storico e religioso, poteva avere un peso sulle donne e sulla società. Anche se i tempi sono cambiati io sono convinta che ci sia sempre un retropensiero che pretende sia questo l’unico modello di donna da seguire, che non considera tutte le sfaccettature possibili. 

Camilla: Il pixel è il tratto distintivo delle tue opere. Normale associarlo al mondo digitale, ma immagino che dietro ci sia molto di più.

Beatrice: Sì, in realtà ha più significati. In primo luogo, l'uso del pixel è un omaggio ai CryptoPunks e al linguaggio dei collectibles digitali, poi c'è un livello più profondo. Il pixel toglie definizione: quando una figura è meno definita, lascia più spazio all'immaginazione di chi guarda. Ognuno può riconoscersi dentro quell'immagine senza sentirsi escluso. Mi piace pensare che togliere definizione significhi anche dare la possibilità di costruirne una nuova, sempre personale. E questa idea vale anche per i soggetti. Ho realizzato moltissime MaDonne, ma anche figure maschili. Non mi interessa creare categorie rigide, mi interessa raccontare persone.

Camilla: CryptoMaDonne è nato come collezione NFT. Oggi, invece, lavori soprattutto con tele, murales e materiali fisici. È stato un cambio di direzione?

Beatrice: Più che un cambio di direzione è stato un ritorno alle origini. Mi sono laureata in Pittura e dentro di me sapevo che il progetto, prima o poi, sarebbe tornato a una dimensione materiale. Oggi continuo a dipingere su tela, realizzo murales e mi piace sperimentare con linguaggi diversi: il 3D, le tavole da skate, le magliette. Mi interessa capire come un'immagine possa vivere su supporti differenti.

Anche il primo murales l'ho realizzato quasi per caso. Con HolyClub, lo studio creativo che ho fondato insieme a mio marito e ad altri amici, avevamo allestito e curato una mostra Nft a Lugano. In quell'occasione Valentina Picozzi, fondatrice del progetto di rigenerazione urbana in El Salvador "Custom Made Stories", vide il nostro lavoro di allestimento e una mia opera. Da lì nacque il primo invito a partecipare al progetto di riqualificazione in El Salvador. 

Camilla: Facciamo un piccolo spoiler, dai: quale sarà il futuro di CryptoMaDonne?

Beatrice: Credo che il progetto stia tornando sempre di più al significato da cui è partito. Negli ultimi mesi sto esplorando il patrimonio dell'artigianato italiano legato soprattutto a quello che le donne ci hanno tramandato attraverso la manualità: il ricamo e il cucito, il costume. Sto anche esplorando tecniche tradizionali come il mosaico e il bassorilievo. Mi piace pensare che anche queste siano forme di memoria. E in fondo il pixel dialoga perfettamente con tutto questo. Se ci pensi, molti merletti tradizionali sono costruiti esattamente come una griglia di pixel. Cambiano gli strumenti, ma il principio è lo stesso.

Camilla Garavaglia
Camilla Garavaglia

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