Intervista a Chiara Bruera, Founder di The People’s Room
Chiara Bruera è CEO e owner di The People’s Room, nuovo hub milanese sviluppato all’interno dell’ecosistema del venture studio Efficiens. Dopo gli studi in Bocconi e un percorso tra arte, startup e imprenditoria che l’ha portata da Londra a Parigi, passando per realtà come Artemest e Oneday, ha deciso di trasformare un’esigenza che aveva sperimentato in prima persona in un luogo fisico. Uno spazio dedicato al lavoro, certo, ma anche al benessere, alle relazioni e a tutte quelle parti di noi che difficilmente entrano in una job description.
Camilla: Partiamo da The People’s Room. Come nasce l’idea?
Chiara: L’idea nasce… a Parigi. Quando vivevo a lì andavo spesso a lavorare a La Montgolfière, un posto che metteva insieme diverse cose: potevi lavorare, allenarti, incontrare persone, fermarti al bar. Quando gli amici venivano a trovarmi dall’Italia rimanevano sempre colpiti e mi chiedevano perché da noi non esistesse qualcosa del genere.
Da lì ho iniziato a pensarci, anche se all’inizio avevo in mente una cosa completamente diversa. Volevo aprire un listening bar, poi mi sono resa conto che la dimensione serale non era nelle mie corde (sono molto mattiniera!). A me interessava creare un posto vissuto soprattutto durante il giorno, nel quale potessero convivere lavoro, persone, benessere e interessi diversi.
Come capita spesso, il progetto ha continuato a cambiare forma, anche in base agli spazi che vedevamo. Ne abbiamo visitati non so quanti prima di trovare quello giusto. A un certo punto, poi, l’abbiamo trovato.
Camilla: Prima di arrivare a progettare uno spazio del genere, però, tu hai fatto parecchi giri. Come sei arrivata fin qui?
Chiara: Vengo da un paese piccolo vicino a Torino e credo che la prima vera svolta sia stata al quarto anno di liceo, quando sono partita per la Nuova Zelanda. Possiamo dire, senza troppo retorica, che ho iniziato a conoscere il mondo che stava fuori dai miei spazi abituali.
In Nuova Zelanda, poi, ho conosciuto una ragazza che si stava iscrivendo a Economia per l’Arte in Bocconi. Non conoscevo quel corso, mi sono informata, mi è piaciuto e alla fine mi sono iscritta anch’io. Da lì ho iniziato a interessarmi sempre di più all’arte, alla moda e alla comunicazione, fino a fissarmi con il mondo delle case d’asta. Sono andata a Londra per continuare a studiare storia dell’arte e il mio obiettivo era entrare da Christie’s. Ce l’avevo fatta… ma poi è arrivato il Covid e i piani sono saltati. Da lì sono successe molte altre cose: ho lavorato nel mondo delle assicurazioni, poi con Artemest, ho attraversato diverse startup e sono arrivata a Oneday, un incubatore per imprenditori con cui ho lavorato per circa tre anni da remoto. A quel punto potevo scegliere dove vivere, e ho scelto Parigi.
Ho cambiato città, lavori e ambienti parecchie volte. Ho vissuto anche a Ibiza, ma alla fine l’unico posto in cui mi sono sentita realmente a casa è stato Milano. Ed è curioso che proprio qui abbia deciso di costruire un luogo nel quale altre persone possano sentirsi un po’ a casa.
Camilla: Arriviamo allora alla domanda apparentemente facile: cos’è The People’s Room? Perché chiamarlo coworking sarebbe decisamente riduttivo.
Chiara: Infatti facciamo fatica anche noi a trovare una definizione: per ora, lo chiamiamo hub. Il coworking c’è, ma abbiamo cercato di risolvere alcuni problemi che vedevo nei modelli tradizionali. In molti coworking paghi una membership, arrivi e magari non trovi neanche una scrivania libera. Noi avremo 52 desk fissi, destinati soprattutto a startup e realtà legate all’innovazione, con un processo di selezione molto accurato.
Il punto è capire chi metti a quelle scrivanie. Puoi costruire lo spazio più bello del mondo, ma alla fine quello che fa la differenza sono le persone. Vogliamo mettere insieme imprenditori, creativi e professionisti che possano generare una sorta di intelligenza collettiva. Se alla scrivania accanto alla tua c’è qualcuno con cui puoi confrontarti su un problema, far nascere un’idea o creare un progetto, il valore dello spazio cambia perché coincide con quello della community.
Camilla: “Community”, però, è una parola che ormai troviamo scritta praticamente ovunque. Come si fa a trasformarla in qualcosa che esiste anche fuori dalla pagina “About” di un sito?
Chiara: Facendo cose insieme. L’obiettivo è lavorare sul benessere, spezzando quella sorta di maledizione che porta le persone a tornare a casa incazzate dopo dieci ore passate in ufficio. Oltre ai desk avremo perciò l’area palestra e Reformer Pilates, la sauna, uno spazio per riposarsi e un bar con una selezione particolare. Dove, magari, invece del solito caffè puoi trovare un mushroom coffee. Poi ci saranno meditazione, bagni di gong, respirazione e attività diverse che continueranno a cambiare.
Mi interessa che le persone possano scoprire cose che magari da sole non avrebbero mai provato. Puoi arrivare per lavorare e ritrovarti a fare qualcosa che fino al giorno prima pensavi non facesse assolutamente per te. È anche così che si crea una community: dando alle persone occasioni reali per conoscersi, invece di dire semplicemente che appartengono alla stessa community.
Camilla: A un certo punto, però, un’idea del genere deve trasformarsi in un progetto imprenditoriale. Come entra Efficiens in questa storia?
Chiara: Il modo in cui ho conosciuto e poi incontrato nuovamente le persone di Efficiens è un manuale di serendipità. In ogni caso, Efficiens - fondato da Matteo Cicchini, Francesco Quadrio e Barnabò Visconti di Modrone - è un venture studio: costruisce nuove società partendo da zero e lavora affinché i diversi progetti dell’ecosistema possano creare sinergie tra loro.
The People’s Room è cresciuto all’interno di questo modello. Per me è stato importante perché avere un’idea è una cosa, trasformarla in un business con uno spazio fisico, un modello economico e operativo è completamente diverso. Il progetto che avevo in testa a Parigi ha dovuto incontrare la realtà, cambiare diverse volte e trovare persone con competenze complementari alle mie.
Camilla: Insomma: tra competenze e modi diversissimi di vivere gli spazi, in The People’s Room ci sta veramente di tutto.
Chiara: Sì. Posso dire che sono un po’ stufa delle nicchie? Soprattutto sui social siamo diventati bravissimi a ridurre le persone a una cosa sola: fai quel lavoro, hai quell’interesse, appartieni a quel mondo. È più facile da comunicare e probabilmente anche da capire, però le persone non funzionano così. Secondo me, siamo molto più profondi di quello che sembriamo.
Puoi essere un imprenditore e amare l’arte, lavorare in finanza e fare meditazione, essere un creativo e avere una passione per le neuroscienze. Non vedo perché dovremmo scegliere una sola parte di noi e costruirci intorno tutta la nostra identità.
Forse The People’s Room nasce proprio da questo. Volevo un posto nel quale non fosse strano passare da una riunione a una lezione di Pilates, da una conversazione su una startup a un momento rigenerante al bar. Un posto per le persone: lo dice anche il nostro nome.
UNA STANZA TUTTA PER LE PERSONE.
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