L'errore non esiste. Esistono solo destini illineari.

Intervista
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Intervista ad Alice Farella Monti, ideatrice del concetto di Illinearità

Alice Farella Monti è communication strategist, speaker e ideatrice del concetto di Illinearità, oggi diventato un libro, un podcast e un metodo di lavoro. Dopo un percorso che l'ha portata dalle navi da crociera al marketing internazionale, dal mondo beauty alle startup fino alla consulenza come Fractional Communication Manager, ha trasformato la propria esperienza in una riflessione più ampia: le vite più interessanti non seguono mai una linea retta. E forse è proprio questo il loro valore.

Camilla: Partiamo dalla parola "Illinearità", quella su cui si basa tutto.

Alice: Non sei la prima a fare fatica quando la pronunci, e non è un caso, perché è una parola che fino a qualche anno fa non esisteva. Ho studiato linguistica e programmazione neurolinguistica e una delle cose che mi ha sempre affascinata è il potere delle parole. Se una parola non esiste, è molto più difficile pensare il concetto che rappresenta. È il motivo per cui faccio sempre l'esempio dell'elefante rosa: se ti dico "non pensare a un elefante rosa", il tuo cervello lo visualizza immediatamente. Le parole evocano immagini, e le immagini costruiscono il modo in cui interpretiamo la realtà.

Camilla: In che anno è nata questa parola?

Alice: L’ho cercata nel 2022 su Google e ho ottenuto zero risultati. Come sappiamo tutti, se qualcosa non esiste su Google, è quasi come se non esistesse affatto. Così ho deciso di crearla io. Il fatto che non esistesse, non era un caso: per anni abbiamo parlato solo di percorsi lineari, carriere lineari, vite lineari. Io volevo dare un nome a tutto quello che lineare non è. Perché è in quei percorsi che, quasi sempre, succedono le cose più importanti.

Camilla: Eppure continuiamo a vivere un po’ tutti come se esistesse una sola strada giusta da seguire., possibilmente molto diritta.

Alice: È il racconto che ci accompagna fin da piccoli. Studia, scegli una direzione, non sbagliare, non uscire dal percorso. Il problema è che quella linea perfetta esiste solo sulla carta. Se guardiamo alle persone che ammiriamo davvero, da Leonardo a Michelangelo, ci accorgiamo che le loro vite sono state tutt'altro che lineari. Hanno cambiato, sperimentato, attraversato crisi, seguito curiosità apparentemente scollegate. Il vero valore della nostra vita raramente nasce nei tratti diritti. Nasce quando la linea si spezza e siamo costretti a immaginare una direzione nuova.

Camilla: Sembra quasi un invito a rivalutare il fallimento.

Alice: In realtà no. Io non parlo mai di fallimento, perché credo che sia una parola fuorviante. Chi decide che qualcosa sia stato un fallimento? Se un'esperienza ti porta dove sei oggi, magari passando da strade che non avevi previsto, era davvero un errore?

Secondo me abbiamo paura dell'errore perché siamo convinti che esista un'unica traiettoria corretta. Ma quella traiettoria semplicemente non esiste.

Camilla: È una teoria che nasce anche dal tuo percorso. Guardando il tuo curriculum sembra quasi impossibile trovare un filo logico: le navi da crociera, il Messico, il beauty, una startup, una multinazionale, oggi la consulenza.

Alice: Infatti il filo logico l'ho trovato solo guardandomi indietro. Di fatto, sono sempre stata una professionista della comunicazione a tutto tondo - dallo storytelling alle strategie digital, dalla creazione di esperienze al racconto di storie sul palco e nel podcast - ma non me ne sono resa conto subito. Ogni esperienza mi ha dato qualcosa che la successiva da sola non avrebbe potuto insegnarmi. Oggi faccio la Fractional Communication Manager e mio papà mi dice spesso: “Alice, sei come una Ferrari a noleggio!” ed è un’immagine che mi diverte. Le aziende hanno sempre meno bisogno di una persona per tutta la vita. A volte hanno bisogno dell'esperienza giusta nel momento giusto. E io posso portare quelle competenze proprio grazie a un percorso che, se fosse stato lineare, probabilmente non mi avrebbe portata fin qui. Il filo logico c’era già, ed era la mia missione: “move inspire and connect”. Andava solo riavvolto, diciamo. 

Camilla: Nei tuoi interventi torna spesso anche il Burning Man, quello che in molti chiamano il festival degli eccessi. 

Alice: È uno degli esempi che uso più spesso perché racconta perfettamente quanto siamo pieni di pregiudizi. Quando dici Burning Man, molti pensano subito a droga, trasgressione o festa. In realtà non è nemmeno un festival, bensì uno degli esperimenti sociali più interessanti che abbia mai vissuto. Ti ritrovi nel deserto, senza le distrazioni quotidiane, circondato da persone che arrivano da tutto il mondo per condividere idee, competenze ed esperienze. È un ambiente che ti obbliga ad aprire la testa, perché capisci che impariamo continuamente dagli altri, ben oltre la scuola o l'università. Tony Robbins dice: Proximity is power, ed è vero. La prossimità conta. Essere vicini ai luoghi dove nascono idee nuove cambia inevitabilmente anche il modo in cui guardi il mondo.

Camilla: Le persone si riconoscono nel concetto di Illinearità o hanno delle resistenze?

Alice: Quando vengono a contatto con il concetto online, ogni tanto hanno dei pregiudizi. Ma la cosa più bella è vedere cosa succede durante i miei speech: anche chi ha resistenza inizia a raccontare la propria storia accorgendosi, poi, che le svolte più importanti della loro vita non erano scritte in nessun piano prestabilito.

Camilla Garavaglia
Camilla Garavaglia

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